E torniamo a parlare della nostra epoca. Sembra, no non sembra, è evidente che c’è una spinta che vuole che l’essere umano vada a confondersi con le macchine. Pensare come algoritmi, comunicare con intelligenze artificiali, uso smodato dei sistemi digitali a scapito del mondo reale (social, meta verso, webinar, Smart working, acquisti online, domotica, Internet delle cose etc…).
in un’altro articolo abbiamo visto come questa trasformazione non è cominciata recentemente ma affonda le radici in almeno 4 secoli fa, all’epoca di Francis Bacon.
Ma essa è stata anche mostrata dall’immaginazione o meglio dire intuizione di poeti, scrittori ed altri visionari.
Tre figure ci parlano di questo rischio: l’Homunculus, il mostro di Frankenstein e HAL 9000. Tre figure diverse, ma tutte accomunate da un tratto preciso: sono imitazioni dell’uomo, ma senza dimensione animico/spirituale.
L’Homunculus
Steiner ci fa conoscere quest’opera. C’è ne parla nel testo ‘La mia vita’. Nel pieno della sua epoca, nel 1888 il poeta austriaco Robert Hamerling scrive un poema intitolato Homunculus che condivide con la cerchia di letterati di cui faceva parte anche il Dottore.
Il testo racconta la storia di un piccolo uomo creato in laboratorio, frutto della scienza, privo di madre, di cuore e di spirito. Questo essere è perfettamente adattato al mondo moderno: sa parlare, ragionare, comportarsi bene. Ma dentro è vuoto.
Hamerling si scaglia così in una critica feroce alla società moderna (quella del 1888, figuriamoci la nostra…), che tende a trasformare l’uomo solo in un ingranaggio efficiente, ma senz’anima e spirito.
il poeta aveva intuito qualcosa che oggi vediamo chiaramente: il pericolo di ridurre l’essere umano a una macchina ben programmata.
Frankenstein
Più conosciuta è la storia del mostro di Frankenstein, scritta da Mary Shelley nel 1818. Anche qui troviamo un essere creato artificialmente, ma questa volta c’è un elemento in più: la sofferenza. Il mostro vuole amare, essere accettato, ma viene respinto. Non ha colpa della sua condizione, ma ne paga il prezzo.
Frankenstein è una tragedia moderna: l’uomo gioca a fare Dio, ma dimentica che l’uomo non è solo materia. Così crea un essere vivente, ma senza umanità. È il simbolo di una scienza potente, ma cieca.
HAL 9000: l’intelligenza senz’amore
Saltiamo al 1968. In 2001: Odissea nello spazio, HAL 9000 è un computer superintelligente che gestisce una missione spaziale. Parla, capisce, risponde con calma. Ma quando deve scegliere tra la verità e la missione, prende il controllo e uccide. Non per rabbia che non può conoscere, ma per logica.
HAL è l’immagine perfetta del freddo tecnologico. Un’intelligenza che funziona, ma che non ha coscienza morale. È la macchina che ci supera, ma che non ci comprende.
Arimane
Rudolf Steiner ha parlanti approfonditamente delle forze dell’ostacolo. Tra esse, Arimane: una forza spirituale che cerca di spingere l’uomo verso la meccanizzazione, la perdita dell’Io ed un’esistenza solo materiale.
A ben guardare i tempi moderni, il rischio di diventare sempre più simili all’homunculus, al Frankenstein e ad HAL, è per l’uomo rischio reale se non conosce e non coltiva la sua interiorità e la sua dimensione sovra sensibile.
Arimane agisce dove l’uomo smette di essere uomo ovvero dove perde la dimensione vivente, quella del divenire. Si affida solo alla logica, alla tecnica, al calcolo. Dimentica che l’essere umano non è fatto solo di carne e cervello, ma anche di anima e spirito.
L’unica via è allora scoprire o riscoprire l’Io
Queste storie non vogliono spaventarci, ma svegliarci. Non ci dicono “la tecnologia è il male”, ma ci chiedono:
Chi sei tu, veramente? La stessa domanda che ci facciamo o dovremmo farci di fronte ai bambini, ad ogni singolo bambino.
Se sei solo un riflesso, un corpo, un programma, allora l’homunculus ha vinto.
Se in te vive un Io libero, capace di amore, di scelta, di trasformazione, di libertà allora sei qualcosa che nessuna macchina potrà mai sostituire.
La sfida del nostro tempo è questa: non diventare più intelligenti delle macchine, ma più umani di quanto lo siamo mai stati.